Attacco U.S.A. a Caracas e cattura del Presidente Maduro

UNITÀ DI BUSINESS: Sicurezza

DATI: 04/01/256

REDATTO DA: Travel Sec. Dept.

SCRITTO DA: Matteo Bulzomì

 

 

Nella notte tra venerdì 2 e sabato 3 gennaio 2026 le forze armate statunitensi hanno sferrato un attacco a Caracas e catturato il Presidente Nicolas Maduro. Maduro è stato quindi trasferito a New York, dove dovrà rispondere di numerosi reati, tra i quali quello di narcoterrorismo.

L’attacco è stato il culmine di un grande dispiegamento di mezzi e truppe al largo delle coste venezuelane ordinato dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Nel corso del blitz, condotto da esponenti delle forze speciali, sono stati colpiti anche diversi obiettivi militari, tra i quali, come segnalato da fonti OSINT, la base di Fort Tiuna, la base aerea La Carlota, il centro di comunicazioni El Volcan, il porto della Guaiara, la base aerea El Libertador a Maracay, l’aeroporto di Higuerote, e probabilmente la Isla Margarita. Secondo fonti istituzionali venezuelane, l’attacco ha provocato circa 40 morti tra civili e militari.

L’attacco si configura come una procedura di decapitazione della leadership venezuelana nell’ambito della guerra al narcotraffico , un tema caro all’attuale Presidenza statunitense. La cattura e il trasferimento di Maduro fuori dai confini nazionali solleva numerosi interrogativi sul futuro del Venezuela. Il 4 gennaio la Corte Suprema del Paese ha nominato presidente ad interim Delcy Rodriguez , l’attuale Vicepresidente. Ciononostante, Donald Trump ha dichiarato che saranno gli stessi Stati Uniti a guidare la transizione di potere in Venezuela e si è detto pronto a lanciare ulteriori attacchi contro il Paese sudamericano se la leadership locale non dovesse collaborare. Le tensioni in tutto il Paese, e soprattutto a Caracas, rimangono alte, e il rischio di disordini violenti è concreto. Milizie e gruppi politici vicini al Presidente deposto sono scesi in piazza per protestare contro l’attacco, mentre le opposizioni si sono manifestate soprattutto all’estero.

I fatti di Caracas hanno suscitato reazioni contrastanti tra i membri della comunità internazionale. Cina e Russia hanno condannato l’azione statunitense, e la prima si è spinta a chiedere l’immediata scarcerazione di Maduro. Hanno dimostrato la propria contrarietà anche, tra gli altri, Messico, Brasile, Cuba, Iran, Turchia e Colombia, che si è schierato i militari al confine. Argentina, Porto Rico e Israele hanno salutato con favore la cattura di Maduro, mentre UE e ONU ne hanno criticato la mancanza di legittimità legale. La premier italiana Giorgia Meloni ha dichiarato che è “legittimo difendersi dal narcotraffico”, riconoscendo, almeno in parte, le ragioni del Presidente Trump.

Nonostante le tensioni rimangano alte, la situazione a Caracas è al momento stabile. Il Ministero degli Affari Esteri italiano ha dichiarato di monitorare attivamente lo sviluppo degli eventi e, nella giornata del 3 gennaio, ha emesso un alert di sicurezza chiedendo ai connazionali di evitare ogni spostamento e mantenere alta la vigilanza a causa delle operazioni militari in corso e/o imminenti. 

Alla luce dei recenti sviluppi, si consiglia di mantenersi aggiornati tramite i media locali e gli alert di sicurezza emessi dalle sedi diplomatiche. Il personale del G7 continuerà a monitorare eventuali sviluppi della situazione e a comunicare tempestivamente le misure di sicurezza consigliate.